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Io inquieto

Mi porto, in dosso,
le facce del tempo,
come un cappotto
di lana vergine,
rivoltato più e più volte,
ritinto anche,
e comunque fuori moda.

Le ore,
scandite,
da piccole o grandi rivoluzioni,
scoperte, conquiste,
vittorie sofferte,
cocenti sconfitte;
accatastate
nel buio ripostiglio
dei ricordi.

Cammino ancora la Vita!

Postura non più ritta,
un poco ingobbita,
la faccia scolpita,
gli occhi distratti
da sapienti artifici;
casini e bordelli
aperti,
chiusi, riaperti,
da una vita puttana
e il magnaccia di turno.

L'ovvio relegato
a blasfema bestemmia,
astruse ricette,
partorite,
da menti in malafede,
speranze rubate
a vite nascenti,
sogni oscurati
a gioventù e adoloscenti.

Cuore inquieto il mio,
in apnea,
nel limaccioso
e mai sereno
tempo che fu.

 

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3 commenti     4 recensioni    

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4 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 18/10/2015 11:19
    Intenso, sentito, volutamente decantato con immensa passione. Un elogiabile verseggio per il suo sensato contenuto. Lieta Domenica.
  • Anonimo il 18/10/2015 08:01
    Testo introspettivo molto intenso, ricco di immagini e sensazioni che l'autore si porta indosso, quasi fossero un cappotto di lana. Bella ed apprezzata, nel suo emblematico contenuto.
  • vincent corbo il 18/10/2015 06:22
    Immagini, sensazioni, odori del tempo che ci trascorre e ci modella. Una vita descritta con grande passione.
  • Vincenzo Capitanucci il 17/10/2015 18:14
    ci portiamo addosso il tempo.. come un cappotto sempre più pesante.. e con un cuore sempre inquieto.. .. molto bella Ezio..

3 commenti:

  • Gianni Spadavecchia il 07/10/2016 10:49
    Cuore inquieto, in apnea. Bella, descrive il disagio di non sentirsi mai se stessi nel momento giusto. Un tempo che scorre ed una vita che passa lasciandoci alle spalle tanto, tantissimo. E, nonostante tutto, anche se non più ritti e con quegli occhi vivaci da adolescente che vuole spaccare il mondo, si continua a camminare.
  • Ellebi il 18/10/2015 12:43
    Anch'io ho apprezzato questo testo poetico che riassume i ricordi di una vita. Un saluto
  • Ugo Mastrogiovanni il 17/10/2015 13:12
    Gli anni del poeta non pesano, ma danno il tepore di un cappotto di lana, " vergine"; come la genuinità del pensiero di Grieco che ha sofferto e goduto del suo tempo, con innato sapere, quella dottrina che hanno pochi di noi e che con "sapienti artifici" vanificano il peggio tinteggiandolo anche di soddisfazioni. Anche nei tre versi finali trovo un appagamento: "nel tempo che fu, limaccioso e mai sereno"; non riesco ad immaginare la monotonia di una vita senza problemi! Sempre la penna di un grande maestro quella di Ezio Grieco.

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