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Le sale d'attesa delle stazioni

Sono quasi sparite del tutto, come le rovine di Pompei,
quasi in pensione, come i treni espressi, monumenti alla lentezza.
Un archeologo del futuro le ritroverà ancora avvolte nella nebbia odorifera delle patatine del Mc Donalds,
Ne scoverà le luci al neon traballanti, i vecchi contenitori in alluminio, il verde delle bottiglie di birra, le logore riviste abbandonate, le mille buste di plastica ricolme di una vecchia barbona, i chewingum attaccati sotto le panche di legno, le scritte delle panche incise da innamorati, tifosi, mitomani, spiritosi ed amanti di ogni genere di volgarità.
"Sala d'attesa" leggeranno su un cartello blu e si chiederanno il significato della parola, così saranno obbligati a fermarsi, solo per un attimo.

 

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