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Mano

Mano, col palmo in bilico sull'acqua,
La superficie è grigia e limpida
Nuda del tuo corpo che riflette;
Il cielo nei miei occhi stanchi solitario si propaga.
La strada scorre nel lento infrangersi dei miei giorni
Le onde calme del ciclico avvenire;
Stupito mi osservo guardar la mano
Rigida lentezza morbida mi penetra nel calore della tua anima.
Dovrei voler parlare alla tua lingua assopita nel silenzio,
Se lo faccio, non ricordo la tempesta del tuo cuore
O la tomba della mia ragione;
Dovrei poter imparare dal cantico della sconosciuta
E il mio istinto mi dovrebbe insegnare la convivenza.
Il rosso narra i colori meglio dei miei occhi,
ma il tuo diverso castano cancella la razionalità che finge
Di prendere il sopravvento nel mio sintetico corpo;
Che cosa mi dirà se un'estate senza clima
Mi ha portato a smarrirti nel buio dei visi altrui?
Sono stanco di guidare la mia mano
Adulta, la strada scorre lenta nella nebulosa vicinanza
Della sconosciuta che piange di sorrisi;
Dalla triste gioia dei suoi occhi riflette limpida
La gioiosa tristezza delle tue scelte arginate nel tempo?!
La bocca muta si cuce di vane promesse
Intrise di senso sbocciano;
I giorni che passano mi ricordano a-m-o-r-e
che è scontento, dolce, appagato, aspro.
Tu dinanzi ai miei occhi continui a
Virare la mia esistenza nel mare dei
Mali trova conforto la mia sperduta;
Anima sola, ben presto accompagnata sarai
Compagna di vita gettata al vento dalla mia
Insana
Ingrata
Compagnia.

 

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