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Come fanno i cani

Rimango ancora un giorno o due tra queste
quattro mura sfasciate dall'andirivieni di badanti
dai fianchi larghi, che dicono di non avere
mai fame e poi mangiano di nascosto,
all'ombra di frigoriferi in rovina e materassi
addossati a pareti che ne avrebbero di storie
da raccontare. Sopra uno scooter che non mi appartiene
da secoli, conto i chilometri che ancora mi rimangono
da sfracellare sugli spigoli più allegri dei cori mistici,
in bilico sul piede buono e in equilibrio sui pollici,
prendo la mira a lungo ma poi non sparo mai.
Chissà se c'è già chi tiene il conto
del tempo che mi rimane. Mentre la luce del lampione
di fronte trattiene ancora l'ombra di una donna in carne
appena uscita da una doccia troppo stretta
e un fardello più grande delle radici che mi tengono a letto
mi sussurra che ho da sbrigare un affare anche col pensionato
rabbioso dai baffi corti. Povero cielo senza nuvole,
proprio a me doveva capitare.

Se penso che tra vent'anni non sarò più qui
a raccogliere occasioni al volo con gli occhi persi
in impietose geometrie e sensi di colpa sempre più ridicoli,
mi rallegra tuttavia la fantasia di vedermi finalmente appeso
a qualcosa di più concreto; un girasole dai lunghi petali
gialli magari, o un rumore di fondo che non lascia scampo
e trasmette ansia battente sulle cosce e sui denti,
fino a raschiare il fondo dei pensieri più intimi
e farne polvere da distribuire a chi si alza all'alba
e non accende la luce per paura di svegliare gli ultimi
che niente sanno di somme scritte a mano sui gomiti
e riunioni nei retrobottega a rendere meno amaro
il peso del distacco. Un lancio di palloncini proprio sotto Natale,
e poi il ritorno in autobus, alle sei di mattina,
con le scarpe sporche di terra e una gomma in bocca
che non sa più di niente eppure serve ancora.

Rimango ancora un giorno o due tra queste quattro case
distrutte dagli uomini e poi vado via per sempre.
Dando fuoco al tozzo di pane dimenticato sulla finestra
e bevendo l'acqua dal bicchiere con la lingua,
come fanno i cani.

 

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1 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 28/12/2015 16:53
    RIFLESSIVO QUANTO ESPRESSIVO VERSEGGIO COSTRUTTO CON ARGUZIA. FELICI FESTIVITA' NATALIZIE.

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