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Davanti al roveto

Brucia da quando nacqui, ventott'anni fa,
quest'irrivelato roveto di seni lascivi.
Niente o nessuno può spegnerlo: brucia
perché vivo; la fiamma nera delle spine
è la mia atroce compagna. Né le tiepide
acque di Genezaret, semmai mi fossero
amiche, potrebbero mutarlo in cenere.
Vivere per me è osservare l'indomabile
fuoco che ciecamente mi diserta dentro.
E nulla io stesso posso fare: sono cosce
e sono gambe quelle scintille divoratrici.
Presumo che il vento mi dirà stanotte
che conoscere è peccato e peccare è vivere.

 

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1 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 11/08/2016 12:14
    UN OSSERVATIVO DECANTO MIRABILMENTE SEQUELATO.
    *****

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