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S'avvizzivano le dalie

S'avvizzivano le dalie
mentre aspettavamo un'estate
ancora. S'era già a fine agosto,
allora: gli ombrelloni semichiusi,
le battigie calpestate silenziosamente
nel sentore della prima pioggia.
Oggi abbiamo capelli canuti
e occhi depressi, io e te.
Perdiamo notti piangendo,
come se piangere
servisse ad aggraziarci il futuro.
E invece a nulla serve:
nemmeno a farci sentire
felici nella memoria,
perché una felicità
passata è sempre fioca, incerta,
come la luce d'una candela.
La verità è che noi due, amore,
siamo supernove esplose
da secoli, dimenticate.
Non abbiamo che quest'infinito buio
che ci accoglie come esuli; e un dio
muto, che dall'alto
ci guarda e ci deride.

 

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1 commenti     5 recensioni    

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5 recensioni:

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  • frivolous b. il 05/09/2016 10:00
    Non solo le dalie si avvizziscono qui, ma anche la vita... Sarà colpa del tempo che passa? Poesia dal forte impatto emotivo-emozionale!!!
  • Antonio Tanelli il 03/09/2016 10:53
    Poesia con la P maiuscola. complimenti vivissimi.
  • vincent corbo il 02/09/2016 11:39
    Sempre un gradino più in alto rispetto a noi dilettanti.
  • Rocco Michele LETTINI il 02/09/2016 09:02
    Un mesto verseggio... per quanto offerto da un amare mai sentito.
    Un infinito buio... come giustamente asserito.
    Serena giornata Antonino.
  • patrizia chini il 02/09/2016 08:58
    lirica triste, dove la nostalgia per ciò che è stato prevarica ogni possibile speranza... non può mai essere uguale l'amore ma si modifica in qualcos'altro, come la tenerezza, l'aiuto reciproco o il farsi compagnia.

1 commenti:

  • Gianni Spadavecchia il 10/10/2016 10:58
    Perchè, in effetti, piangere non aiuterà. Ma forse vi farà sentire un po' più vicini.
    Piaciuta.

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