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Alla ricerca del tempo perduto

la prima immagine che ricordo
è un trattore,
un minuscolo gingillo in plastica
che mi parve gigante,
poi il buio.
ricordo anche le lacrime,
una sala dai colori tenui
che ondeggiava dentro i miei occhi
come la visione dell'ubriaco;
doveva essere Settembre,
nel '92 l'asilo cominciava a Settembre,
e mia madre mi accompagnò
fin dentro la stanza;
era giovane mia madre,
aveva 31 anni,
ma a me, chissà com'è,
mi sembrava troppo grande.
m'è sempre parsa troppo grande
mia madre.
poi ricordo il senso di smarrimento
di quel giorno,
qualcosa che somigliava all'angoscia
e che forse lo era.
l'angoscia me la sarei portata dietro,
negli anni, come un tatuaggio.
credo che le esperienze più significative
risalgano sempre ai primissimi anni d'età,
le esperienze che riguardano le emozioni,
i sensi, la carne,
e in qualche modo ad esse
saremo legati nel futuro,
si ripresenteranno
sotto altre forme e in situazioni diverse.
penso ad esempio all'odore dei pini
che c'erano nel cortile dell'asilo,
un odore acre, liquido
che ancora oggi mi restituisce
la stessa nausea che provai in quei giorni.
certe sensazioni le rivivi
come se le avessi vissute ieri,
poi la confusione diventa tangibile,
i ricordi sfumano in angoli remoti
del cervello;
è forse questo il vero senso
dello scrivere,
recuperare il tempo perduto
con l'artificio dell'interiorizzazione.

 

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • vincent corbo il 22/09/2016 06:20
    Peraltro Proust ha fatto scuola su come ritrovare il tempo perduto. Che poi perduto non è mai, direi rimosso.
  • Rocco Michele LETTINI il 21/09/2016 10:03
    ESAUSTIVO... QUANTO ARGUTO DECANTO...
    IL MIO ELOGIO E LA MIA SERENA GIORNATA, FERDINANDO.
    *****

1 commenti:


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