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Alle 5 di notte

lontano dal buon senso e dalla stabilità,
guido fuori dalla città sulla mia vecchia Almera Tino;
la luna sta per cedere il posto al sole,
ancora alta, così rigogliosamente imperturbabile.
il significato è il viaggio, i copertoni consunti
che aggrediscono l'asfalto, la brezza mattutina
espandentesi nell'abitacolo, alla radio un pezzo
country dei Bellamy Brothers.

alle volte il dolore chiede altro dolore.
quello che ci salva è la sospensione.

pesco dal morbido pacchetto una sigaretta,
l'accendo. i ricordi fluttuano nell'aria gelata.
immagini di orrore non mitigato.
vedo una flebo, una stretta di mano
"calorosa" e "rassicurante",
l'ultimo bacio nell'ultimo letto.
poi non vedo più niente.

qualcosa come birra
chiede la mia mente.

"i was driving out of town"
dice la canzone.

ho superato il martirio della reclusione,
l'abbraccio dell'odio,
l'assenza d'amore,
ho avuto cieco coraggio
e sprezzante incoscienza,
ma ancora mi prende,
il ricordo insensibile irrompe
in me e in me si dispiega.

il dolore non finirà.
non adesso,
non domani.

ora guido, col vento
che mi spettina i capelli,
giovane di 100 anni,
corroso dall'esperienza,
surclassato dalla distrazione,
resto in ascolto
"oh baby, i wish you
were here"
dice la canzone.

non finirà,

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1 recensioni:

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  • Gianni Spadavecchia il 13/10/2016 10:34
    Ruote arrabbiate come te, che dentro hai malinconia, tristezza, disagio, voglia di libertà e rabbia.
    Una poesia che colpisce molto. Sempre più bravo a mio avviso.

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