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PERCHÈ PIANGERE

Piuttosto regolari sempre più acuti e assortiti,
Ecco traspirano, attesi, i primi vagiti
Non li ricorderai, uomo che grida,
presto saran cambiati in pianti e strida
e dai pianti, in fondo innovatori,
avrai la forza per saperti dominare
a guardia severa dei tuoi malumori,
per giungere infine a saper amare.
Ma prima dell’amore viene la miseria,
e dopo di essa la sconsolazione
insieme all’odio, ed è cosa seria,
che non sia facile lasciare l’emozione.
Piedi piantati quasi insradicabili
e mani alzate che non treman più:
questo volevi ai tempi invidiabili
della tua infanzia e della gioventù.
Quando hai sbagliato due volte o forse tre,
hai già nel seme un embrione di coscienza
ora ritenterai, convinto del perché
e di ogni bella o brutta conseguenza.
Eppure, dalla strada che ti guida,
io ho sentito urla di animale:
perché non sai frenare le tue grida
e non riesci a sopportare il male?
Quando un uomo col tempo è già maturo,
non può più lasciarsi trastullare:
così facendo si schianta contro un muro
eretto apposta a scopo di ingannare.
Ma noi sappiamo che dietro ogni sorriso
c’è sempre pronto un sordido lamento
ti prego amore donami il tuo viso:
soltanto un attimo e fuggirò nel vento.
Tu non mi seguirai, sarò veloce,
così che tu non possa aver timori
neanche un ricordo, nemmeno la mia voce
dovrà tornare accanto ai tuoi dolori.

 

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