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Resa

Gelano i piedi in questa Trincea,
soldato di guardia, guerriero fantasma di una strana Guerra,
non già combattuta da Eserciti opposti,
non scorgo Nemici, non ho Camerati, sono solo nel fango di questa Trincea.
Eppure l'ordine è chiaro: " Morire sul posto!"
Ma non ricordo chi lo ha trasmesso,
che importa, rimango, resisto lo stesso.
A volte quando il Gelo ottunde il mio cuore,
la Ragione mi dice che dovrei disertare,
balzare sul ciglio di questa Trincea
che gela i visceri, che disperde il calore.
Ma poi l'Orgoglio, potente tossina,
torna a farsi sentire con voce possente, ed io imperterrito continuo a lottare.
Passano i Mesi e le Stagioni,
il Sole e la Luna si rincorrono veloci,
al soldato stremato giunge un Proclama portato dal Vento,
ma chi lo ha inviato!?
Con gli occhi,
unica cosa viva nel blocco di Ghiaccio che già fu un soldato
leggo le ardenti parole:
"Camerata arrenditi, smetti l'agone!
Non è disonore cedere le armi ad un Nemico sì forte,
lo scontro ad oltranza è foriero di Morte!"
Intanto che leggo la Trincea si dissolve, il Ghiaccio si fonde ed io balzo.
Sul ciglio scorgo non carri armati, non fanti avanzanti,
ma una semplice e misera cosa, ha la sagoma di una bottiglia,
simulacro del Male di cui è Figlia.
Mi si para innanzi ma è immota, mi guarda con odio,
ma se non mi appresso, se non vorrò conquistarla,
se smetterò di volerla domare, lei non verrà,
alla stessa distanza, la distanza di un braccio, resterà bloccata nel Ghiaccio.
La Guerra è finita, mi sono arreso,
delle Vittorie di Pirro non voglio la Gloria, niente Medaglie, nessuna Bandiera,
da questa Sconfitta è nato un Fiore, tornerà Primavera.

 

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