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Voci

In quell'ora quando la luce viene silenziosamente mancando,
mentre ero troppo stanco persino per la Morte,
guardai il bicchiere, per metà vuoto, che mi stava innanzi,
nel delirio mi apparve come cosa viva, ed allora gli chiesi:
"Perchè??"
Dai suoi freddi visceri salì una Voce cavernosa,
cui fece eco una Voce gentile,
parlavano all'unisono, formavano un coro di Voci indistinte.
Poi le Voci si separarono ed io comincia ad afferrare i concetti.
La Voce rabbiosa, con fare ruffiano, tesseva gli elogi delle mie presunte Virtù,
esaltava gli istinti che mi rendevano simile alle bestie,
cane tra gli Uomini,
non cane tra i cani, che almeno sarebbero stati miei pari.
Affermava che io ero onnipotente,
mi aizzava a stendere la mano per afferrare il bicchiere,
giurava che così avrei raggiunto il Nirvana.
La Voce gentile si sovrappose alla prima e
con tono tranquillo così giunse al mio cuore:
"Oh tu! misero amatore del crepuscolo,
la tua Anima come dal suono di un flauto si sente attratta verso ingannevoli Abissi.
Oh tu! povero di spirito che crucciato, tetro e duro,
cammini nel funebre tramonto con le labbra serrate, più di un sole si è spento in te.
Oh tu! taciturno come l'Abisso,
lo stesso tuo silenzio sembra voglia soffocarti.
Non prestare orecchio a chi ti lusinga con scellerati sogni di potenza.
Da quando in Veleno si mutò il tuo vino
il Male arse i tuoi desideri e fece arido il tuo cuore.
Ascolta! fai riemergere in te ciò che di buono hai affogato
nella Palude delle Cose Perdute.
Tu sei un mulino le cui macine da troppo tempo sono inerti
nell'ozio che uccide, getta ad esse un buon frutto da macinare
affinché riprendano a girare gioiose, e lo trasformino in bianca farina.
Rammenta il Mondo gira non già intorno a colui che più alto grida,
ma intorno a Colui che sa trovare in se nuovi Valori:
gira silenziosamente!"
Poi scese una pesante cappa di silenzio,
ed io avvicinai la mano al bicchiere, per metà pieno,
ma anziché portarlo alla bocca lo allontanai, mi alzai e feci l'atto di andare via,
e allora vidi il Demone che era dentro di me, non dentro il bicchiere,
quell'essere osceno mi guardava furente,
e tanto fumo, e tante orribili parole gli uscirono dalla strozza,
che pensai dovesse rimanere soffocato dal dispetto e dall'ira,
ed io uscii senza voltarmi, chiudendo piano la Porta:
quella Porta è ancora chiusa.

 

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