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Per chi suona la Campana a Alfio Occhiodoro

Sotto questo cielo stellato
Nessun uomo s’isola da Se

Nella linea infinita di una mano scoperta
s’incontra splendida fortuna
Fra monti di Venere e deserti lunari
In un destino patito dal cuore
Zingara silente
Hai unito le nostre vite

fuggito a tutte le guerre nomadi della svista
Sono nato al mondo
In una prigione dove regnava follia
non c’ era nessuna orma paterna a casa mia

Eppure sono tornato dopo aver vagato fra terre alate
Fra paradisi cullati da fremiti celesti
a immense foglie piovose

Bagnandomi i piedi
Su affilati rasoi

Al tuo cuore materno
Al tuo seme donna
A quella fantasia che voleva la vita rosa

Alfio giocava fra le nebbie di Londra
per vedere chi sorrideva per primo
Ti guardava negli occhi
con quei raggi di sole emigrato

E dal suo sguardo profondo
usciva grazia e magia

un piccolo prurito
Una polvere d’oro

Donandoti al sorriso

Vinceva sollecito
spiccioli di ferro e di rame

Nonostante il suono
A battaglio cadente
vicino e lontano

 

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2 commenti:

  • augusto villa il 26/03/2008 13:10
    Una bella poesia, complimenti... Sì, sono d'accordo con Adelaide... parole delicate e forti, al contempo... Molto bella, intensa... Bravissimo!

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