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Viaggio a volte
in un passo dove domina confuso
lo stesso ordine di idee di chi si trova ad amare.

Esco coi miei amici la sera
e bevo birra sui tavoli rigati di un bar.

Le sigarette non hanno sapore
quelle sere che grida più orribile il vento

entra tra le suole delle scarpe
sui fili d’erba strappati dei nostri pensieri.

Avrei bisogno di possederla la sera
come l’ultima puttana bagnata di un pub.

Per più piacermi e distrarmi e ferirmi.

Lontano dal mio corpo di neve
come l’ombra dischiusa che srotola in un letto.

Avrei bisogno di un’altra noia.

La tua pelle che spoglia per non farmi morire.

Come faccio da sempre.

Come sono io e te e tutti noi.

Come nel buio distante di una tua dolce sottana

al cielo di un’alba finta

in cui graffiare sognando
la schiena della vita.

 

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8 commenti:

  • Tim Adrian Reed il 17/05/2010 16:21
    Assolutamente superba. Complimenti.
  • Anonimo il 31/03/2009 10:53
    Molto bella e intesa... l'ultimo verso è strepitoso!
  • laura cuppone il 10/10/2008 23:32
    hey...
    é davvero bella, sai?

    ciao Laura
  • Vincenzo Capitanucci il 10/04/2008 13:41
    Sublime Vale Rio... Grazie al racconto di V. Fornasini... ci incontriamo in questo . infinito... inevitabile perchè è il centro dell'universo... in queste scarpe bucate.. dove l'infinito sogna.. con suola di vento.

    Un graffio profondo inciso nel cuore della notte
    v
  • Anonimo il 01/03/2008 18:05
    Complimenti Valerio, molto bella.
    Ciao
    Angelica

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