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Mare d'estate

Le prime luci dell'alba mi destarono,
il mio primo pensiero... passeggiare in riva al mare,
scalzo, per sentirmi la sabbia scorrere tra le dita,
bagnarmi appena in quell'acqua fresca e calma,
sentire un leggero venticello sfiorarti il viso,
alcuni gabbiani ancor addormentati mi fecero
fermare per osservarli, erano stupendi.
Socchiusi gli occhi e... all'improvviso mi sentii
come senza peso, pian piano mi sollevai da terra,
dalle mie spalle spuntarono come d'incanto due ali,
che si distesero senza alcuno sforzo e cominciarono
a muoversi, i miei occhi restarono chiusi come se
la mia volontà fosse stata sopraffatta da un forza
superiore, tentai invano di aprirli, mi stavo librando
ormai sul mare.
Ne percepivo l'umore salso, e l'aria cominciava
a farsi più fredda e forte,
tutto questo non mi pesava,
mi sentivo talmente leggero che il timore di non poter vedere
dove stavo andando mi passò in un attimo.
Ad un tratto la luce del sole si fece più forte, le nuvole dei miei pensieri si stavano diradando e un impercettibile
senzazione stupenda si stava sempre più insinuando
nel mio cuore, un lieve battito d'ali mi fece capire che non ero solo,
una voce lontana m'invitava a salire sempre di più...
"Sali, sali ancora,
lascia andare le tue ali,
ti guideranno verso ciò che ti è più caro,
ora puoi aprire gli occhi al tuo cuore e guardare
l'infinito mare della tua libertà".
L'immenso azzurro era ai miei piedi,
attorno avevo gabbiani in volo,
come se mi scortassero per proteggermi,
l'orizzonte era ormai tutt'uno, cielo e mare
in un unico abbraccio.
Pochi istanti ancora e cominciai a sentire
voci di bambini, sempre più nitide,
sempre più allegre, mi sentivo osservato...
tutto finì, avevo aperto gli occhi e la realtà mi fece ritrovare...
la sabbia scorreva tra le dita, il mare mi sfiorava appena
come se volesse chiedere scusa... il mio sogno stava
svanendo nella nebbia dei miei pensieri.
Un gabbiano incuriosito mi girava attorno,
sembrava voler dire... ma che uccello strano è mai questo...
cercai di rialzarmi... avevo dormito e sognato, le mie gambe non avevano voglia di seguirmi.
Restai seduto per ore, finchè una mano amica
mi riportò su questa terra, "Sei tranquillo, hai ritrovato
ciò per cui ti eri perso? Ti sono stato vicino per tutto il tempo
Ti sentivi solo, avevi bisogno di una voce amica, ora sta a te
spiccare il volo, sei un uomo, sarai forte per questo tuo essere uomo... mi voltai per prendergli la mano e stringerla a me... ma... non vidi nessuno, solo il mio gabbiano che mi scrutava da lontano, come per incanto spalanco' le sue grandi ali e dopo una breve rincorsa
si sollevò nel cielo e sparì,
anche lui mi lasciò solo con i miei pensieri.
Tornai ancora a passeggiare su quella sabbia ma...
non trovai più i gabbiani, ne la mia voce amica, c'era un uomo ad aspettarmi, non lo riconobbi subito.
Stavo guardando... me stesso... come ad uno specchio,
era l'uomo che non volevo più essere, urlai... basta!
Non sono io! E lo specchio s'infranse. Rinacqui.

 

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2 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 11/10/2012 07:48
    ... un poemetto che ha tutti i crismi
    della filosofia lucreziana,
    ottima...

2 commenti:

  • Maurizio Patrocinio il 11/10/2012 08:35
    Grazie Antonino per il tuo commento, molto gentile.
  • terry Deleo il 05/03/2008 12:29
    Il gabbiano:simbolo di libertà. Finalmente la tua.
    Ma più che una poesia sulle stagioni, un racconto introspettivo. Comunque bravo.

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