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La scienza del mattino

Il fazzoletto che pende dalla tasca.
Il vecchio che legge il giornale
e l'ipocondriaca vita del bar.
Ti sforzi per avere un'idea
tutto ciò che esce?
Un concetto. Lavabile su richiesta.
Gli occhi a forza assorbono luce
l'unico contatto con la realtà,
il tuo cane ti lecca la mano
che penzola dalla sedia.
Un suono appiccicoso
esce dalla scatola metallica.
Sapore di ruggine
sale dalla gola.
Le chiacchiere ovattate
come ronzii di sogni in funzione.
Un sorriso
come una reazione alla gravità
la testa è piena di echi
grave,
il senso di un nuovo giorno
pesa sulla schiena
che voglia di riaddormentarmi.
Un' intermittenza di sogni e realtà
vola velocemente sui miei occhi.
Non riesco a parlare
ogni mattina è così
come i pesci
come i sassi
faccio l'appello
ci sono tutto
e via che parto.
No. Sono ancora qui
eppoi dove andrei
l'aria pesa molto al mattino
un andare scoordinato di sensi
mi rifiuta la realtà
né alla vista né al tatto né all'udito
ogni contatto con l'esterno è pressoché chiuso.
Mi sento fragile
ottimo da pasto
l'antropofagia, ossia
la scienza del mattino

 

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1 commenti:

  • Adriano Di Carlo il 29/09/2006 18:37
    la poesia merita un nove. per le sensazioni così ben descritte. ma dopo un po' t perdi in cavilli di pensieri almeno apparentemente sterili. ti blocchi sui concetti e le parole. e il fluido di significato che esce dalla poesia si interrompe. peccato. ma non è detto che sia un difetto. ciao, cryback

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