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Le ventidue prime

Chiudi gli occhi, ascolta.
Asciuga il tuo pianto.
Ricordi quel giorno?
Moriva l'estate
e placido il vento
lambiva le fronde,
amico dei nembi.

Diceva il suo sguardo
e con lui le labbra:
"L'amore ti dono,
la vita ti fido,
ad aeternitatem!"

Ma davvero vuoi,
amante tradito,
restar tormentato
credendo che esista
amore infinito?

Tornata è l'estate,
invito all'amore:

Amico mortale.
Momento fugace.
Ostile passione.

 

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5 commenti:

  • Ugo Mastrogiovanni il 22/03/2008 10:10
    Evidente la preparazione classica di Martone; domina il verso, lo rende sempre gradevole e la sua lettura arricchisce.
  • Anonimo il 18/03/2008 15:14
    vero... molto affascinante
  • Lele M. il 18/03/2008 14:40
    COMMENTO DELL'AUTORE!
    Questa poesia nasce come un acrostico: il titolo, altrimenti poco comprensibile, fa riferimento proprio a questo. Avrei, a rigore, dovuto pubblicarlo tra gli acrostici, ma il fatto che le prime lettere creino una frase, che lascio a voi leggere, è quasi una coincidenza. Ero in classe, a leggere e a rileggere quella frase sciocca ma sincera quando, quasi per gioco, prese forma questo testo poetico. A distanza di tempo, l'aspetto dell'acrostico è diventato piuttosto marginale, ma, come omaggio alle sue origini, ho preferito rimarcarlo.

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