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Esichìa

Riposa cuore mio
come passero in un nido

talvolta lascia che io sieda alle sue gambe
e mi diventa padre
quando son stanco di esserlo io
mi pone alla sua presenza e assente a me stesso mi ritrovo

Troppo a lungo son stato lontano da casa
una casa in cui vivo solo
figlio unico di me stesso ed ottimo padre
e dormo in letti in cui allungo una mano e non li trovo vuoti.

 

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1 recensioni:

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  • Andrea Circolo il 02/06/2015 15:12
    Il proprio cuore, unico figlio dell'autore. Prima che essere figli dei nostri genitori, siamo tutti un pó figli di noi stessi e delle nostre scelte. Apprezzata

14 commenti:

  • Maurizio Gagliotti il 02/06/2015 16:12
    Spiego che però in questo componimento non c'è ricerca di un padre ma come spiega il titolo è una ricerca di Dio e del silenzio che è la maniera migliore perchè lo si possa capire. La casa è quella che Teresa D'Avila chiiama castello interiore.
  • Aldo il 23/06/2014 17:29
    A caccia di padre? Beh lil componimento sembra ciurlare nel manico di questa ricerca interessante. È un tema antico, soprattutto quando il padre è presente... allora la sua "presenza-assenza" è ancora più scottante. però allungando le mani non trovi nessun letto vuoto. Si vede che basti a te stesso. Un contemplativo? Bravo comunque a esprimere in verso un concetto così lontano dal nostro quotidiano (a parte la solitudine che ci è sempre vicina o in agguato)
  • Ayesha il 17/06/2014 08:22
    stupenda.. padre e figlio di te stesso.. questo dice tutto, un abbraccio da una senza padre
  • augusto villa il 28/09/2013 00:42
    Che bella... Dona emozioni...
  • isabella zangrando il 27/11/2009 09:55
    le immagini che evochi sono suggestive, mi piace questa duplicità di esistenze in un'unica vita, piaciuta.
  • Rocco Burtone il 12/07/2009 13:49
    Sì, mi piaci assai. Grazie (bisogna sempre ringraziare i poeti)
  • Anonimo il 31/01/2009 14:06
    Piacevolissima lirica, tra le cose migliori lette in questo sito.. complimenti. Ciao
  • alberto accorsi il 30/08/2008 15:30
    Graziosa, intelligente.
  • Maurizio Gagliotti il 09/08/2008 01:55
    Il soggetto è Dio che non chiarisco per... pudore e forse perchè come si può chiarire, capire, esprimere Dio...
  • Giuseppe Aricò il 28/05/2008 02:43
    Traspare il gusto acre della vita e l'eterno problema della propria solitudine. Giuseppe
  • Maurizio Lombardi il 26/05/2008 14:18
    Veramente bella! complimenti
  • Maurizio Gagliotti il 29/03/2008 00:02
    Comunque grazie per il commento al verso e alla lirica che mi pare tu abbia gradito. Ti leggerò.
  • Maurizio Gagliotti il 28/03/2008 23:59
    Non ho la presunzione di estinguere o tantomeno trattare l'argomento. L'ho chiamata esichia solo perchè nasce dall'esigenza di silenzio, pace interiore come se non mi sbaglio dice il termine stesso. Ma è solo lirica appunto.
  • Ugo Mastrogiovanni il 28/03/2008 19:42
    Se l'esicasmo può concepirsi come un impianto spirituale contemplativo, che ricerca la deificazione dell'uomo nell’unione con Dio tramite la preghiera continua, mi sembra che con questi versi il Gagliotti abbia solo sfiorato l’intento dottrinale. Indubbiamente meritevole è l’approccio lirico al complesso argomento e il verso corre leggero verso la spiritualità, ma non la raggiunge.

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