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FESTA

Il dìndondìo delle campane in lontannza
risuonava sulla campagna sonnecchiosa,
il mattino tiepido di un sorprendente Aprile
apriva le sua braccia all'imminente raccolto.
L'aia polverosa e frenetica,
l'orto ricco e profumato,
il solitario allegro ciliegio,
i robusti silenti castagni,
la vite con le sue intrecciate trame,
nobili ulivi di antica memoria,
i cani che giocano e si inseguono.
Un'incantesimo che si destava
davanti ai miei occhi
sotto il sole di un'improvvisa primavera.
La casa piena di odori già dal risveglio
era viva e gioiosa,
l'attesa della festa
non ancora avvinta dal consumismo,
era intensa ma sobria,
delicatamente vissuta
nel suo più intimo significato.
Momenti di sana aggregazione
miscela di generazioni familiari,
che davano un senso alla giornata,
il tempo lento ma pieno
di cose da fare, di racconti da tramandare,
di innocenti giochi,
di carezze ed attenzioni
di pasqua e amore.

 

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