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La figlia dell'Oceano

Sedendo sulla battigia aspra,
di fragili echi salmastri,
cosparsi i piedi sulla sabbia;
così il respiro morbido ode
bianche carezze della brezza,
amare la tua pelle bronzea.
Piccola figlia dell'Oceano,
guarda: i colori della spuma,
gli sprazzi in cielo t'afferrano,
la voce dei gabbiani, il cuore.
Ma cos'è un uomo per soffrire?
Di tristezza lenta, due grani
a bagnare un po' acri pensieri,
giocare con una conchiglia,
ridere delle pie illusioni
che perdono gli occhi tra le onde.
Perché, dov'è il mio uomo? Sono qui,
Venere e Bacco già alla tua porta,
ad accendere fasti e fuochi,
per banchettare vendette.
Perché dunque un uomo,
perché fare follie di ogni sorta?

 

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3 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Ferdinando il 10/09/2016 07:43
    apprezzata... complimenti.

3 commenti:

  • Emanuela Lazzaro il 11/08/2008 11:42
    Siamo figli dello stesso padre o dello stesso Dio? L'amore ci è padre, così come il fuoco e l'acqua...
  • Adamo Musella il 10/08/2008 01:10
    Siamo figli dello stesso padre... la stessa libertà genera effetti diversi. Poesia di grande impatto emotivo. Molto brava Emanuela baci

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