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Raggi di Sole

Guardami, son qua;
fermo su un tavolo verde
che nulla mai mi diede,
se non affanno, per tutto il tempo;
scrivo ancora, e la lancetta scorre,
e mentre scrivo la fine mi rincorre.
Pensassi ai giochi, ahimè, mancati,
nei pensieri infanti privi di peccati,
oppure ad un domani futuro che,
con questi occhi,
appar si celato e scuro.
Camminar potessi con anfibi, senza calpestar
terre che per altri mi appartengono,
ma che mai scritto ho in cuore mio.
Pulirei dopo le suole sporche, immonde, malsane:
stesso suolo percorso fu dalle persone più vuote di brame.
Questo fu purtroppo sentiero battuto, già seguito,
e del fosso accanto in molti odor sentir ne vorrebbero.
Empi e saggi, malvagi e selvaggi:
cotanta differenza mai fu sì grande
prima che empio fosse persona importante.
La maschera dipinta del color di notte
spiegar non può perchè esistan vita e morte.
Secchi vuoti noi siamo,
vuoti come spazi fra pianeti, piatti,
come non sia del pollo, la cresta;
non passan più fra noi,
i raggi di sole.
Destinato così sono,
ad essere specchio,
di me più nulla conosco,
e mi ammiro, mi ammiro,
ma gettar vorrei la mente
laddove del fucile non arriva il tiro.
E foglie e sterpi numerosi caddero,
e sulla cresta stettero, finchè,
come ombra, parola di altri
per bocca lor dissero.
Ed esser vorrei, di lerciume,
un sacco,
per esser già di mio, sozzo.
Di consistenza è, quest' animale,
fragile come gesso, che tracce delebili lascia,
prima che qualcosa sopra vi passa.
E se volassimo via come sabbia,
nulla moverebbe di me l'umor:
futuro e passato
non mi fan più rabbia.

 

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