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Myanmar non è poi così lontana

Affidai al pensiero i primi giorni da uomo
Io figlio di un padre che non conobbe perdono
Scoprii Siddharta lungo il camino
E del mio passato fui il primo assassino

Spogliai la testa mi vestii di rosso
Lasciai la famiglia con una macchia d’inchiostro
Cambiai la mia vita con la meditazione
Monastero, Myanmar unica direzione.

Sofferenza esistenziale e bisogno d’amore
Era questo che volli col mio primo sermone
Da schiavi d’ignoranza troppe volte sovrana
Io lama di un tempio che cercavo il nirvana

Ma la voglia di potere come insegna la storia
Reca l’uomo a gesti in cui si perde la memoria
Eravamo oppressi da un governo tiranno
Come foglie di alberi quando arriva l’autunno

Quando il popolo ha fame non conosce paure
Contro ogni sorta di governo o altre dittature
Scendemmo in piazza senza coltelli e pistole
Solo voglia di cambiare e una rabbia nel cuore

Fummo un fiume di idee lungo le strade
Trovammo nel viaggio coscienze svegliate
E la speranza cresceva metro dopo metro
E aumentava la gente che ci seguiva da dietro

Tra la folla ricordo gli occhi dolci di lei
Colorarono il viso incontrandone i miei
Ed un vortice muto percorse le membra
Di chi amor non lo chiama ma sì forte sembra

Le proprie volontà non le eseguono mai
Le guardie obbediscono senza fiatare mai
Così come quelle che ci trovammo davanti
Fucili puntati e sorriso in mezzo ai denti

La paura ci prese comparendo negli occhi
Ma avanzammo lo stesso tremando i ginocchi
Domammo la rabbia che avevamo nel cuore
Protesta non violenta era la nostra rivoluzione

Si sentirono i fucili per la piazza gridare
E uomini in rosso la strada baciare
Tra il fumo le urla e gli spari
Vidi in terra cader corpi di vita avari

Ma non posso ricordar quel che provai
Quando vidi sul selciato gli occhi dolci di lei
Udii un fremito intorno al mio cuore
E una lacrima scese a bagnare il dolore

Da quel trambusto io venni sottratto
Da servi del potere che non conosce rispetto
Per chi lotta e si batte per una vita migliore
E per loro è chieder troppo mentre per noi è normale

E tra queste sbarre ora conto le lune
A cui ho disegnato degli occhi e un sorriso
Sicché rappresenti quel che io ho perduto
Di giorno, in piazza così all’improvviso.

 

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4 commenti:

  • Giovanni Di Girolamo il 11/04/2008 23:09
    MOlto bella e ricca di storia per chi ha sete di conoscenza!!
    E'un genere che mi aggrada.
    La poesia e'soprattutto conoscenza universale sintetizzabile.
    GIO
  • Nico Iuliano il 07/04/2008 19:00
    Infatti io non faccio poesia... la poesia la lascio fare a voi...
  • Paola Reda il 07/04/2008 18:37
    bellissima cronaca di un trascorso pieno di sogni, o meglio di utopici sogni che, purtroppo, la vita reale ci fa spesso crollare addosso. Forse un po' troppo lunga, ma senza dubbio coinvolgente.

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