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Rap del primo maggio

Dovrei stare a casa
e non lavorare
Dovrei ma che cosa
son qui a sudare
Sudo alla pressa
per far fatturato
Mia moglie alla messa
ascolta ‘l curato
E prega, mia moglie,
che tutto sia giusto
Che cadan le foglie
e resti su il fusto
Ma il tronco è crollato
con ogni suo ramo
Quando è scoppiato
in reparto l’Adamo
coperto di fuso
metallo rovente
lui ch’era illuso
della promozione imminente.
Sfilate, cortei! Urlate, comizi!
Che tra qualche mese, passato il dolore,
Si torna a morire, per tre lire al mese.

 

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6 commenti:

  • Enrico Pagnoni il 06/03/2012 18:31
    hai uno stile veramente bello di scrivere che si avvicina tanto, secondo me, al mio,è libero e la tematica non per niente banale anzi è così attuale che anche con il passare del tempo questa poesia non muore mai! Brava!
  • Giuseppe Cristofaro il 06/08/2008 14:12
    forte sto rap, brava Ros
  • Cinzia Gargiulo il 06/07/2008 11:04
    Hai trattato molto bene un tema scottante.
    Brava!
    Un abbraccio...
  • Ivan Bui il 30/06/2008 11:27
    ... sono d'accordo (é scritta anche molto bene), passato il clamore, le lacrime di coccodrillo, tutto torna come prima. Ma i cortei, i comizi, soprattutto le urla... magari ce ne fossero di più, tanti di più ... Brava.
  • Michelangelo Cervellera il 13/06/2008 18:05
    Siamo sulla stessa sintonia Rossella, ne dovremmo scrivere una ogni giorno e fare una fossa comune anche le nostre poesie.
    Michelangelo
  • Anonimo il 11/06/2008 16:43
    In quel di Torino e non solo. Ciao

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