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La voce del cuore

Il gatto era sul davanzale, davanti la finestra che guardava fuori.
Era una giornata di primavera.
I raggi di sole attraversavano la finestra, tagliavano la stanza a metà e s'infrangevano nel mezzo della gabbia di Titti.
Titti era il classico uccellino d'appartamento,
Prima c'era stato Micio, il gatto, i bambini ci giocavano sempre, poi forse anche il carattere schivo dei felini è arrivato Titti.
Titti viveva solo nella gabbietta, ma aveva tutto quello che gli serviva, un gabbietta dove volare, una sbarra dove fermarsi, e una ciotolina di cibo sempre piena.
Un giorno di quella primavera, che faceva particolarmente caldo e in quei giorni a Titti piaceva metter le zampette nella ciotolina dell'acqua, vide Silvestro con un balzo saltar fuori dalla finestra e girare per il prato.
Vide Micio arrampicarsi sull'albero, camminare sul prato, sdraiarsi a terra.
Mentre Titti guardava il suo amico star fuori, ecco che la visuale fu disturbata, vide davanti ai suoi occhi passare una, due, tre cose, che si muovevano velocemente.
E neanche il tempo di chiedersi cosa fossero che rieccole, una, due e tre.
Poi sparirono, il tempo di meravigliarsi che sull'albero davanti alla finestra, sui suoi rami, vide posarsi tre uccellini.
Ognuno su un ramo diverso, felici iniziarono a cinguettare tutti e tre insieme.
Da quel momento Titti senti crescere dentro di se sempre più il desiderio di esplorare, conoscere quel mondo esterno, fatto di alberi, prato e rami su cui posarsi dopo un volo.
I giorni di quella primavera Titti se li ricordò tutti, li passò sempre a guardar fuori i suoi amici e desiderando sempre più di poter unirsi a loro, di volare libero insieme agli altri.
Per tanto tempo aveva creduto che la sua gabbietta fosse il mondo, che gli bastasse tutto quello che già aveva, ma ora... ma ora sentiva crescere dentro di se il desiderio di quel mondo, di avventurarsi per strade sconosciute, di scoprire tutto ciò che era al di fuori di quella finestra, che pensava fosse il confine del mondo, qualcosa da non superare perché il mondo era là.
Là fuori non avrebbe saputo come procurarsi il cibo, era abituato a veder riempire la sua ciotolina ogni mattina ed ogni sera, non sapeva dove avrebbe dormito, era un mondo del tutto sconosciuto, pieno di incognite, ma sentiva gioia, felicità nel suo piccolo cuore al pensiero di vivere in quel mondo esterno.
Vedeva tutti i suoi simili volare, far disegni nel cielo che nella sua casetta non poteva fare, iniziava Titti a sentirsi stretto, stava bene ma non si sentiva più parte di quel piccolo mondo.
Era stato il suo grande mondo, ma ora era piccolo, troppo piccolo.
Ogni mattina era là in prima fila ad aspettare che venisse aperta la finestra, per poter sentire l'odore di quell'aria piena di vita, di felicità.

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2 commenti:

  • giuliana marinetti il 07/11/2009 16:43
    Ciao caro poeta, prigioniero in una gabbia dorata.
    Le ali della libertà, volare libero!!!
    Bel racconto, un saluto Giuliana
  • Anonimo il 12/06/2008 10:09
    Racconto bellissimo, molto significativo, a tratti commovente. Bravo Filippo!

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