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Il gioco delle parti

È nella disperata solitudine della notte
che ritrovo la forza di amare me stesso.

Quando tutto scompare nell'abbagliante silenzio del nulla,
quando la logica si stempera nelle velate risonanze di pensieri inespressi.


È in quel pacato rincorrersi di suoni remoti,
in quella ovattata alcova di effimeri desideri che ritrovo la mia essenza.

È un cordone ombelicale che ancora mi lega alla vita,
ad un mondo remoto, che solo ora,
nel acido fetore della gente di strada,
nella misera realtà di chi, come me vive la notte,
sento di poter nuovamente amare.


Nascosto agli sguardi, che implacabili mi scrutano dentro l'anima,
coccolato dal nero trascorrere delle piccole ore,
finalmente vivo me stesso,
consono che la mia "diversità" può ora vivere il suo tempo,
nel frenetico desiderio di completare altre anime in agonia,
di creare nuovi intrecci amorosi,
mistici regali di un destino che così mi ha creato.


Domani il sole riaccenderà gli sguardi spietati di chi,
non amando niente e nessuno,
odia il mio amare,
di chi, pur desiderandolo si nasconde a se stesso,
nel triste e inutile gioco delle parti.

 

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