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SUONATRICE ERRANTE

Seduta sui tuoi ricordi,
sui tuoi chilometri percorsi
tra la neve o sotto il sole,
sugli sguardi pietosi
o sprezzanti dei benpensanti,
ti ho vista un giorno suonare.

Le tua mani volavano sulla chitarra
e la tua voce volava nel vento:

"How many roads must a man walk down
Before you call him a man?...
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind".

Un jeans sporco, una camicia strappata,
i capelli sciolti sulle spalle, gli occhi sorridenti,
un pentolino con pochi spiccioli,
e, insieme a te, il tuo grande amore,
il tuo cane, bello, maestoso, curato.

Ho visto la gente passare distratta,
ho visto la gente guardare con schifo,
ho visto la gente guardare il tuo cane,
ho visto la gente ignorare il tuo viso.

Mi sono seduto con te sui miei pensieri,
sui tanti chilometri che non ho percorso,
ho accarezzato i tuoi capelli,
ho cantato con te nel silenzio irreale:

"In restless dreams I walked alone,
narrow streets of cobblestone
'neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
when my eyes were stabbed by the flash of a neon light
split the night... and touched the sound of silence".

E nel mentre la gente passava distratta,
altera, sdegnata, assorta, infelice,
io ho provato la gioia di esserti vicino,
di carpire il tuo mondo di piccole cose.

Mi hai parlato di te, della tua vita,
del paese lasciato in Slovacchia,
delle strade percorse,
dei paesi visti e lasciati,
delle notti al freddo in campagna
e dei giorni sotto il sole in città,
delle violenze, delle malvagità

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7 commenti:

  • Anonimo il 29/08/2008 09:15
    Vedo con piacere Vincenzo che ci stiamo commentando a vicenda...
    E vista la tua bravura non può che essere per me un piacere e un privilegio ricevere commenti, consigli, critiche e apprezzamenti da te...

    Leggendo queste tue opere vedo grandissima sensibilità (una qualità secondo me straordinaria) che spesso diventa strumento e veicolo innocuo ma efficace di protesta e di rifiuto verso "l'indifferenza" che governa, troppo e troppo spesso, questo nostro mondo...
    Accanto a quanti "suonatori erranti" passiamo senza fermarci o, addirittura, rivolgendo loro le nostre "smorfie schifate"... Non sono uomini anche loro? Non vivono, non amano come noi? Non sono come noi? Non hanno una loro storia come noi?
    Grazie per avercelo ricordato, Vincenzo, e, per di più, in modo davvero stupendo...
  • gianni cosentino il 25/08/2008 14:20
    bella composizione, vincenzo!
    qualcosa mi suona come "un non so che", ma il senso supera queste apparenti dissonanze... anche perchè le musiche che citi sono somme, tanto d'esser dette "classiche"!
    a rileggerci
  • sabrina balbinetti il 20/08/2008 16:20
    hai centrato perfettamente il problema... sguardi a raggi x che oltrepassano le persone e annullano le identità... magica!
  • Maria Lupo il 19/08/2008 18:50
    Un poema, un ritratto di un'epoca o di molte epoche, di tanti sogni distrutti e altri che non vogliono morire. Molto bella.
    Grazie ancora per i tuoi commenti
  • nicoletta spina il 16/08/2008 23:53
    Come sempre si legge e si "sente" la profonda sensibilità
    dell'animo tuo. Pochi gesti, uno sguardo, un sorriso, raccontarsi e sentirsi vicini. Di questo tu sei capace,
    ma pochi altri lo sono. Bellissima poesia. Ti abbraccio
  • Cinzia Gargiulo il 13/08/2008 14:36
    Quante volte la gente passa per strada senza vedere chi ha di fronte... basterebbe un po' di attenzione in più all' altro per donare qualche attimo di felicità ed un sorriso a chi si sente spesso ignorato da tutti...
    Poesia delicata e profonda.
    Un abbraccio...
  • Aedo il 07/08/2008 19:18
    Un momento, un ricordo, che richiama il passato, quando ci si incontrava al suono della chitarra, cullati dalle canzoni di Dylan e di altri meravigliosi cantautori. Meravigliosa poesia, Vincenzo: mi hai fatto fare un bel salto indietro. Grazie!
    Ignazio

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