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L'ora

È l’ora,
lui sorge e
ci scorge,
ancora.

Si alza il sipario,
di vita e di morte,
si apron le porte al
diurno calvario.

Qui noia ed apatia,
altrove sol dolore,
lì sorride l’amore,
là la vita par poesia.

Suonan le tristi campane,
come i ferri del lavoro e
ride il giovanile coro,
e nel ploro altri rimane.

Chi all’altare promette e bacia,
chi invece nella fossa pone
quel ricordo, con afflizione,
e lì, al sepolcro, si flette e brucia.

Così l’esser che vive degli opposti,
e grazie ad essi, pensa impara e avanza,
s’immerge nella quotidiana danza,
e spera guadagnar a tutti i costi.


30/01/2007
(in morte di uno sconosciuto)

 

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3 commenti:

  • luigi deluca il 07/09/2008 12:10
    una seria e sofferta analisi delle gioie e dei dolori quotidiani, una "fotografia" ben curata.
    gigi
  • Vincenzo Capitanucci il 06/09/2008 21:58
    Un cammino arduo... attraverso gli opposti... s'impara.. e s'avvanza... mentre suona la campana... fra nozze.. nascite.. e morte...

    Piaciuta molto... questa... ora... noia.. apatia.. dolore... amore... poesia... dove tutto canta... alternandosi fra il riso.. ed il pianto...
  • Ugo Mastrogiovanni il 06/09/2008 10:09
    Un modo singolare di piangere un defunto. La vita terrena a braccetto con l’aldilà, una separazione senza distacco, un dolore che invita alla riflessione. I versi, dai toni espressivi abbastanza raffinati, ci ricordano con efficacia la funzione pragmatica della sua poesia.

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