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Abbandono

Stanco e debole come guerriero ferito
dopo la disfatta della vita
cerco rifugio sulle sponde
del ruscello della musica

Cado nel suolo fangoso
la fredda pioggia
mi batte sulla fronte
è calda carezza per me
voglio solo essere accolto
la dove infine riposerò

Chiudendo gli occhi per l'ultima volta
mentirò a me stesso
mi dirò sorridendo tra le lacrime
che non l'orrido baratro mi attende
ma le braccia di un eterno amore
a cui non dovrò dimostrare niente
spiegare niente giustificare niente

Mi chiamerà a se e nel suo abbraccio
sarò al caldo e al sicuro per sempre
in placida serenità dimentico di tutto
e senza nulla bramare

 

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5 commenti:

  • A. SOFIA il 29/06/2010 16:02
    Bella poesia...
    E immagino anche ciò che avevi dentro quando l'ha scritta.. A volte (o forse troppo spesso) il desiderio di abbracciare la calda nuda madre terra ci fa mettere in parole tutto il nostro dolore, ma questo non vuol dire essere irrecuperabili, vuol dire solo amare ma non essere...
    Bravo.. o quanto meno.. per me è bellissima!
  • Anonimo il 06/01/2010 16:43
    Poesia tosta... sono arrivato da te perchè ho letto l'aforisma... anche qui c'è del sano pessimismo, vale a dire realtà. Voglio consolarti, se permetti, visto che hai scritto una bella poesia. Ci siamo passati in molti... io per esempio ho recuperato in extremis ma ricordati che in extremis vuol dire il limite per x che tende al nulla. Al nulla quindi non si arriva mai e pertanto la vita ti sorriderà ancora. Giuro, te lo prometto.

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