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Insonnia I

E così busso alle porte di Morfeo
ma è troppo impegnato a suonare per Beethoven;
le pupille fissano un luogo
attente ma senza alcun interesse.
Troppo scomodo il ripiano su cui giaccio,
un fetore putrido mi avvolge la bocca:
i piedi si accarezza e si coccolano
fra loro come due vecchi amanti.
La strada è vuota,
gli armadi e le pareti si sgranchiscono un pò;
un sibilo flebile;
le ossa si fanno pesanti.
Cresce,è un suono continuo e strisciante. Crescente.
Di notte non ci sono colori,
solo rumori,
la barba si sfrega con la stoffa blu:
ma di notte non ci sono colori, solo rumori.
Le pupille fisse subiscono
il movimento della sabbia,
è diventato quasi rumore
e non vuole diminuire;
il corpo si abbandona
il suono è all'apice.
La goccia si schianta sulla ceramica,
Morfeo sta per aprire,
il sibilo se ne va con la stessa
velocità con cui è arrivato.
L'aria fischia nelle narici:
l'auto è lontana adesso.

 

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1 commenti:

  • Irene Castellini il 29/10/2008 11:53
    Coinvolgente e prende fisicamente allo stomaco! Una poesia intensa purtroppo drammaticamente vera.

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