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RECONDITE LE MANI

Escono dallo struscio lento
recondite le mani,
s’accoppiano i riti denudati
allo stingere del seno
e muto l’andare infittisce i germogli

Fra le gambe,
a spingere di uscir fuori
le dita di capelli e anni,
in sommerse sere a scordare ore,
scollati i fogli da spolvero senz’angoli

Eppure sentiti i battiti
non va il cuore che per la strada lenta,
asfissia del saio che stringe la gola al petto
Nel prato sui colli
bianca la luce di occhi mi sfiora volando,
grigio il contrasto del cielo sfitto a stendere

E cose, case, curve di carne e pioggia rimangono
altrove,
poi dentro nel sacco reso dai sogni,
come le balene che urlano cantando

(sciolto un nodo complesso ora sfila al collo
senza pietre intorno)

Ancora resta il viola del tempo nei primi passi
Il rosa della notte dopo uno stridio nel buio

Fame d’assolo, duetti e zucchero
Ora lo so

(Te fra braccia di pane
che distingui ancora le mie costole una ad una)

 

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