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Mastro Montaigne l’astronomo del Tempio in botte divina

Un metronomo
scandiva
il tempo

in un bicchiere
di Bordeaux

entrò
barcollando
a tastoni

con le sue mani
di cuore
maculati gli occhi
di tattile sangue

alzatosi in lancia
dal ferro ferito urlante in fusione

dalle paludi pestenziali
allo speziale sapienziale

dalle perle d’oro alle ostriche viventi

“Aver paura della paura
Perché l’amavo
Perché era lei
Perché ero io”

Si apre su
un porto di luna
dal vino divino

Dalla Garonna alla Gironda
si gira l’onda in giù
dal oceanico (a)mare alla sorgente natia

ubriacando di gioia fluviale

il giardino dei fiumi
deificati in terra

nell’ebbrezza
del mio lucente contradetto

cado dal tetto
maledetto benedetto paradiso

 

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1 commenti:

  • elena rodella il 27/02/2009 14:31
    letta tutta d'un fiato... fatico un po' a seguire... però... cosa vuoi dire? qual è il messaggio?

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