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Passando attraverso gli sguardi di chi ti ha amato

Mi sembra ancora di scorgerli.
Mi sembra ancora di vedere quella fila interminabile:
tutte le persone che ti conoscevano e che,
ora,
per l’ultima volta portavano a te
e a lei
il loro saluto,
quasi il loro tributo.
La chiesa gremita,
gli sguardi increduli,
l’ignobile certezza che solo un male incurabile,
così potente,
ti avesse
portato via.
Quelle lacrime senza fine,
intervallate da risate chiassose,
fresche,
liberatorie,
per una mente e per un cuore
che per pochi istanti respiravano,
con la certezza che finalmente quell’enorme peso,
quell’enorme fardello,
ti avesse finalmente lasciato.
Sono sicuro,
per te che facevi del lavoro e del silenzio il tuo stile di vita,
quello che per pochi mesi ti bloccava:
ora sul letto,
ora sul divano,
ora nello sguardo,
faceva salire in te la rabbia dell’impotenza.
Sapevi come sarebbe andata a finire,
ed è per quello che con un ultimo sforzo
hai voluto unire i tuoi cari.
Non è una sorpresa.
Non lo è stato.
È sapere che ancora una volta
eri tu,
con la tua fermezza,
la tua gentilezza il tuo voler bene.

 

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