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vulcano

Un giorno Vulcano con fare imbronciato
guarda con cruccio il gran mare salato.

Lo vede da tempo molto in burrasca, vuole partire
ma ha timore del disturbo di mare, nonché
la barca possa affondare.
E pensa: perché dunque gli dei lo hanno
fatto, se poi non lo lascian prendere contatto?
Allora indossato l’elmo, la camicia, le braghe,
il coraggio! scende con stizza alla riva e,
prende per barca, la prima che trova.

Punta la prua verso tramontana
ed il vento in schiena la spinge lontana.
Presto si trova con sol acqua e sol cielo,
e della terra non vede né un lembo né un velo.
Ed ecco il disturbo di dover far la pipì,
e non gli è permesso di pipinar lì.

Il Dio del fuoco sa, che il fratello del mare,
non gradisce la sua acqua sporcare.
Allora fra i flutti cerca la terra,
onde scansar discussione oppur guerra.
Con l’occhio ben sveglio e la mano alla fronte,
vede una montagna oltre l’orizzonte.

È verde di vita e nera di sassi,
ed è lì che accosta senza complessi.
Il sito di approdo è una grotta di pomice dura,
ove l’acqua entra sul davanti, gira di forza, ride schiumando
e nel mare vi torna di tutto rimando.
L’acqua fa il gioco come quel della palla ma, chi si avvicina,
si bagna, rinfresca e trastulla.

il nostro navigante sbarca contento,
fa dunque una lunga pipì e,
non pensava di averne tanta così.
Grande è la massa di quanto prodotto,
da mettere in moto un bel ruscellotto.
che lungo i sassi si è aperto la via,
e lo chiamarono poi Sateria.

Quell’acqua gradevole e calda,
così è rimasta nel tempo e nel luogo,
ha in se sciolto fosforo, zolfo ed altri metalli
e se vuoi, con essa, curarti gli affanni,
tuffati dentro che meglio starai, per tanti malanni.

Pantelleria novembre 2008

 

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3 commenti:

  • Riccardo Brumana il 19/02/2009 22:49
    la poesia in se non è che mi esalti molto, però è divertente, mi ha fatto venire in mente il film con Benigni, "Giuditta".

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