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L'ultimo dialogo di Zelinda con Eliana la sua infermiera

“Vieni, Eliana,
siedi
presso il mio capezzale,
il tuo parere dimmi:
sarà più chiaro domani?
Il tempo... intendo;
egli è cattivo, infiera;
egli impaurisce...
e sembra sera
e sembran le ventuno.

Quante candele occorrono
per un raggio di sole?
Perdonami, Signore
se codesto grigiore
l'anima non sopporta.
Son nata nelle lande
tra le nevi
che sembrano perenni;
forse un giorno appartenni
io, pure alla tua patria.

Ascolta, Eliana
parlami, parlami
dell'Italia."
“L'Italia... sì,
ti parlerò del sole
dei mesi e le stagioni
laggiù,
lontano...

Di questi tempi
stan nascendo le viole
nei verdi campi,
pressi i rii canori,
tra smeraldi di muschio.
E poi c'è aprile:
'ogni goccia un barile',
ma non c'è oscurità
sorridono le piante
colme di brillantini.
Nel maggio poi,
tutta è un gioir di fiori
la stupenda campagna
e s'aprono le rose
d'ogni colore,
emanano profumi.
Nei giardini ingemmati,
presso le soglie delle case,
siedono le ragazze,

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2 commenti:

  • Daniela Treccani il 16/01/2010 04:40
    Molto profonda e piena di emozioni forti, ben descritta sia come immagini che emozioni
  • Giuseppina Iannello il 01/06/2009 10:28
    Ho scritto questa poesia per affrontare il tema della meteoropatia, malattia della quale sono stata sofferente.

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