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La mia vela

Quando ancora una temporeggiante estate animava i giorni
sbarazzini di un giovane settembre,
un generoso sole conquistò le pareti bianche della mia taciturna
stanza e vi dipinse, come d’incanto, un lieto girotondo di punti
esclamativi.

“Prendi la tua vela e parti”, mi apostrofò con i suoi baldanzosi
raggi, “il mare regala forzieri alati colmi di preziose emozioni
solo a chi lo naviga temerario e gioioso”.

E così partii, con i colori dell’arcobaleno nel cuore ed un giocare
di folletti nella mente.

Conobbi l’estasi del mare accarezzato dal sole ed il tumulto delle
onde in assetto di guerra.

Mi distrusse l’arroganza del vento,
mi accarezzò le guance la fanciullezza della brezza,
mi ritemprò il caldo mantello del sole e nascosi a tratti le mie
lacrime fra quelle di una tiepida pioggia.

Si è fatto tardi, mettiamo a dormire il passato remoto fra cuscini
di soffici piume e svegliamo il presente.
Ti dirà felice che la tua vela sta navigando libera e leggiadra,
toccando inesplorati porti di nuove speranze e di sempreverdi
illusioni, d’azzurro e di rubino, di dolci ninnananne e di sveglie
impertinenti.

Il tuo presente danza, ricama, soffre, si rallegra, sale sull’altalena
e si sbuccia le ginocchia nei capitomboli, parla con i delfini e con
le stelle.

E ti dice ogni sera: “Ricolora la tua vela, domani è una nuova
avventura! ”

 

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