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Duomo

Riconoscere la targa
accendere il motore
graffiare il ghiaccio
dal vetro posteriore

Arrivare nella piazza
cercare un posto tra i parcheggi
non trovarlo girare a sinistra
fermarsi nei paraggi

Cercare il biglietto
non perdere l’ombrello
scendere le scale
ai gradini stare attenti

prendere il metrò
nel buio
tra scuri sguardi indifferenti

Risalire poi...
e...
” e là c’è un fiore, una bacca che sai... ”

perchè fiore può esser quella vivente
rosa di Candoglia
venuta da cielo in terra
accarezzata dalla luce timida dell’inverno
dopo esser stata
adamantino sogno d’orafi antichi

ma Milano non sa, la sua vita è diversa,
una morte di corsa, una vita ammalata
una speranza dispersa.

 

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3 commenti:

  • Nicola Saracino il 02/03/2009 09:36
    Agli sguardi scuri indifferenti sorride una fredda bocca di marmo rosa. Bella progressione di azione-osservazione-riflessione, ma è nell'osservazione che gli oggetti inanimati prendono e danno vita. L'unica vita "non diversa" nel torpore della metropoli. Nicola
  • Anonimo il 23/01/2009 18:25
    Vero, bellissimi gli ultimi versi.. degna conclusione al tutto. Piacevole lettura. Ciao.
  • augusto villa il 21/01/2009 23:35
    Penso che bellissima sia il commento adatto... Complimenti per tutta la poesia... ma soprattutto per gli ultimi tre versi... Eh sì... Milano non sa proprio un accidente di niente!!!... Bravo!... Graditissima!

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