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Il poeta e la sua non anima

Nella solitudine
sono chiuso
in una stanza vuota

vivendo
l’abbandono

fra tutti i miei miti
in orde di follia
sono
una belva selvaggia
rinchiusa in una gabbia

Amata fanciulla
Anima mia

gloria intensa

attimi di sublime amore
hai donato
al mio cuore

uniti
eravamo
i petali di uno stesso fiore
brillavamo nella luce
d’identica Stella
con occhi sognanti

da quando sei scomparsa
ai miei occhi
non sono più fra i vivi

ho camminato fra le vigne
senza l’Arte di fare

senza più bere
i loro inebrianti
deliziosi frutti musicali

i calici dei fiori
avevano la tua voce
inesorabilmente
hanno reclinato il loro capo
in colori smunti

un dolore troppo grande
ha invaso
follemente
Il mio corpo

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3 commenti:

  • Anna G. Mormina il 29/01/2009 17:55
    "... uniti, eravamo, i petali di uno stesso fiore..."

    La mente offuscata del poeta, vaga cercando la sua Anima, non si accoge che Lei, gli sarà sempre accanto...
    ... tristemente bella! :o*
  • Anonimo il 29/01/2009 16:32
    In questa si sente veramente l’abbandono alla poesia, e quindi all’essere.
  • Rodica Vasiliu il 29/01/2009 16:05
    Il grido di dolore del poeta... che ha mille anime.. da offrire.. come deliziosi frutti musicali..
    Grande!! R

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