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L'incoscienza (dedicata a Nicola Saracino)

La tarma che, pur posta sul leggìo,
non l’addenta per giusta riverenza
va richiamando or lo spirto mio
a riflettere un po' sull’incoscienza.

È spesso coniugata col coraggio,
lo sprezzo del timore e del periglio.
Occorre tributare il giusto omaggio
a quei che dell’eroe dimostra il piglio!

Se la vedi con occhio positivo
è manifesto di genuinità,
è desiderio d’esser sempre attivo,
è repulsione contro ogni viltà.

È massima espressione di purezza,
la voglia d’inseguire un ideale,
dell’affrontare il mondo con fierezza,
non importa finisca bene o male.

Eppure c’è chi assai poco l’apprezza.
In essa vede temerarietà,
la totale mancanza di saggezza,
il cedimento all’impulsività.

L’agire senza dar giusta attenzione
a quello che verrà di conseguenza,
lasciarsi trasportar dall’emozione
di chi della ragione usa far senza.

E infatti viene spesso attribuita
a chi difetta molto d’esperienza,
quella che s’acquisisce in una vita
e che propender fa per la prudenza.

La tarma, sempre stesa sul leggìo,
lascia in sospeso ogni suo giudizio.
A ciò s’adegua pur lo spirto mio
rinviando alla lettura dall’inizio.

 

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Ferdinando il 04/07/2016 01:51
    apprezzata... complimenti.

4 commenti:

  • Giuseppe ABBAMONTE il 12/02/2009 19:50
    Nicola
    elegantissimo e gradevole. Come sempre.
    Giuseppe
  • Nicola Saracino il 12/02/2009 19:45
    Quella tarma sul leggìo
    non sei tu e nemmeno io,
    che non senza riflessione
    costruiamo l'opinione.
    Nicola
  • Giuseppe ABBAMONTE il 12/02/2009 19:03
    Carissimo Nicola
    riconosco che non vedevo l'ora di leggere il tuo commento. Che, come sempre, non mi ha deluso, anzi, mi ha colpito per sagacia e forza espressiva. E, non ultimo, per la giustezza delle cose che dici.
    Lascia che specifichi a chi dovesse avere l'ardire di leggere queste rime e questi commenti, che la dedica non è all'incoscienza di Nicola Saracino. In questo caso, si potrebbe percepire come un'offesa. Figuriamoci!
    La dedica è dovuta all'ispirazione che mi hai fornito con l'immagine della tarma posata sul leggio ed al fatto che hai posto ai miei occhi l'incoscienza come valore. Fino ad oggi, non ho esitazioni a confessarlo, la vedevo solo nella sua connotazione negativa. E questo mi ha ispirato a scrivere queste rime, cercando di dare giusta dignità ad entrambe le posizioni ed a manifestare come io stesso, oggi, non saprei esattamente quella verso cui orientarmi. Neppure la tarma sul leggio mi ha potuto aiutare...
    I punti di vista sono entrambi fallaci? È possibile, altrimenti non sarebbero punti di vista, ma verità assolute e tu sai che io rifuggo sempre dalle certezze. La voglia di inseguire un ideale, magari irrelizzabile puo' essere vista come incoscienza, perchè no, se ad essa si dà una connotazione positiva. Sbagliando? Forse si, o forse no, chi lo sa?
    E "lasciarsi trasportar dall'emozione di chi della ragione usa far senza" (i due versi dovrebbero essere letti insieme), puo' esser visto anch'esso come incoscienza, ovviamente da chi la vede come dote negativa. Beh, questo direi proprio di si.
    Intendiamoci: anche questi sono punti di vista, quindi non necessariamente giusti. Ma non li vedo come sbagliati a priori.
    In ogni caso, Nicola, lo sai che tu mi salvi spesso dalle tenebre della confusione, spalancadomi peraltro i cieli della più alta poesia. E talvolta anche della giusta ragionevolezza.
    Non vedo l'ora di leggere i tuoi prossimi componimenti, sempre ispirati, e spero di averti fornito anch'io, nel mio piccolo qualche modesto chiarimento. E qualche piccolo spunto di riflessione. Magari anche fallace.
    Comunque: Nicola, è sempre un enorme piacere dibattere con te.
    Un abbraccio
    Giuseppe
  • Nicola Saracino il 12/02/2009 17:54
    Caro Giuseppe, accolgo la dedica come un' inconsapevole (incosciente?) richiesta d'aiuto da parte di un grande amico, ed accorro senza indugio, con coscienza e sulla scia dell'emozione.
    Devo rimarcare subito il finale che, in apparenza prudente, rischia di innescare un ciclo di iterazioni senza conclusione fra i due punti di vista da te delineati che, in tutta ragionevolezza, sono entrambi in sé viziati da netti errori. Infatti, "la voglia di inseguire un ideale" mal si associa all'incoscienza, in quanto lo sposare un ideale ed eventualmente votarsi al sacrificio è sempre frutto di consapevolezza.
    Dall'altro lato, il "lasciarsi trasportare dall'emozione" non è necessariamente segno
    di mancanza di saggezza, anzi...
    Per finire, ricordo di aver partecipato ad un convegno di ingegneri, a Londra,
    dove la relazione più apprezzata, seppur temeraria, era intitolata "L'esperienza è il nostro peggior nemico" (mi sembra anche di avertene parlato tempo fa - ma ora te ne invio il testo, che "prudentemente" e "dando giusta attenzione", credo di aver conservato, riconoscendo, come gli altri, la saggezza di quell'esposizione).
    Insomma, non credo sia il caso di lasciare in sospeso il giudizio fra due posizioni entrambe fallaci "rinviando alla lettura dall'inizio". Credo invece che occorra un
    libero (inteso non come "casuale", ma "da spirito libero" rimescolìo delle
    parole della tua composizione metricamente perfetta, guidato dalla tua "coscienza" creatrice, che libererai grazie ad un pizzico di coraggio, "non importa finisca bene o male" (temo che per le quartine ben rimate finirà male, però.
    Grazie per la dedica, mi hai aiutato a salvarti dalle tenebre della confusione,
    nascosta dietro a un infido ordine apparente.
    Ora al lavoro, mio carissimo amico!
    Nicola

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