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Il canto beato della cicala dall’ugola d’oro

Mi sono fatto una doccia di sole
gridavo
non potevo cantare
abbassati Oh sole mio
era giustamente terribilmente bollente

Le gocce d’acqua scintillavano in luminosi diamanti
in petali gialli sfumava la mia pelle
di profumata odorosa calendula gialla

Uno strano formicolio mi ronzava in testa
la solita rivoluzione di neuroni del emisfero destro
per una volta in gioiosa festa sferica creativa apolitica

Ah se le cellule ricordassero
il loro destino programmato

alacremente mi ostino
in campagna elettorale
a lavare in oro l'eletta

la mia materia grigia smorta
lasciandola Tramutare in alchemico bianco d’uovo arlecchino

le menti cellulari continuano ostinatamente
in superficiale testarda memoria
a riprodurre il solito grigiore
agganciato per caso chissà quando in dove

Mentre le laboriose formichine di un formicaio vicino
hanno incominciato a cantare a squarciagola le invidiose

da quando hanno visto la mesta Maestra cicala invernale
diventare Stramiliardaria stellare
a causa della sua sublime voce danzante

fumarsi un sigaro
lei può oramai
non danza più per il freddo
solo per immenso piacere

è diventata una star divina
sta a gambe incrociate
ad abbronzare in una estate perenne
presso il paradisiaco lago sorgente
permettendosi per maggiordomo il castello terrestre di La Fontaine

in sovrana amorevole in-tendenza

 

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1 commenti:

  • Anna G. Mormina il 15/02/2009 17:13
    Chissà, forse le formichine laboriose, non cantano perchè sono invidiose, ma solo perchè hanno capito, che oltre al cibo, ci vuole anche sentimento, allegria, poesia... e non importa se non saranno brave come la cicala!!!
    ... wow, piaciuta tanto! :o*

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