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Io, Ulisse (Ritorno a Pantelleria)

Prestami i tuoi favori
ch’io ti narro ora
di terra a me sì cara
che quando ricordo sfiora
nel cor sento tumulto.

Basalti neri a picco
sull’onde sempre vive
rade le cale placide
a custodire i gusci

brulla la scarsa zolla
celata tra le rocce
i pochi rami chini
ad ossequiare i venti.

Eppur da Monte Grande
quando lo sguardo apri
opprime la bellezza
della natura astiosa

odori ogni stagione
di zagare e zibibbo
al vapor delle polle
scaldate dal vulcano

cinto da bassi mirti
di Venere lo Specchio
è il lago solforoso
in cui s’annega il cielo.

D’Ogigia t’ho narrato
che quando notte oscura
tra i vichi dei dammusi
dai bianchi tetti a ogiva
Calypso scorgo ancora.

 

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5 commenti:

  • Anonimo il 20/03/2009 19:21
    Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza...
  • Marcello Caloro il 19/02/2009 07:41
    Leggo i vostri commenti. Vi ringrazio dei giudizi positivi. Meglio, però, lasciare il Foscolo ed Omero in pace... Un caro saluto. Marcello.
  • loretta margherita citarei il 19/02/2009 07:20
    molto bella ricorda un po A Zante del foscolo, e un po l'odissea, per quanto riguarda la metrica scritta. complimenti
  • Anonimo il 18/02/2009 17:05
    Complimenti Marcello, per Ulisse per quella terra così profumata
    e così viva. Sei un gran poeta.
  • Vincenzo Capitanucci il 17/02/2009 00:50
    Bellissima... basalti nero a picco... fino alla ninfa Calipso...

    wow... che viaggio fra zagare e zibibbi

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