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Bellerofonti moderni

Oltre i fuochi di Sant’ Elmo, oltre le vene cristalline di
Capo Horn, l’iniquità di un singolo trascinò la propria ciurma,
lo scricchiolio delle loro ossa, come un bardo maledetto fino alla sua chimera.

Sul manto funereo del mare d’ebano bagnato,
ancora galleggiano i detriti della follia distruttiva
che infingarda dilaga nelle inermi dune della mente,
ancora quella brama di poter prevalere sui propri Demoni
naviga fino alla battigia di mitologiche imprese
tutto per potersi liberare dalle catene ardenti dei propri timori.

Come Achab anche l’uomo di oggi temprato, tenta di procacciare
la propria rabbia, occultando il guardo sull’eternità, dando forme
ai suoi tormenti non di un Leviatano, ma di fobie ed ossessioni,
non usa più le nobili armi dalla impavida fattura, ma quelle, più
ignobili dell’indifferenza e della violenza.

Al posto degli arpioni sanguinolenti, scintillanti di rubino e vittorie, adopera
il proprio male riversandolo sugli altri, al posto della poppa calca
le acque dell’insofferenza su una zattera di intolleranza.

Povero uomo, non sa che come il capitano dalla gamba d’avorio
intagliata naufraga celermente verso l’inesorabile sconfitta
che trova il suo epilogo nel compassionevole boato
della morte.

Nessuno può averla vinta su quel Diavolo
che l’ombra ci oscura il fianco.

 

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