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La tardona e il bacchettone

Stesi in mezzo ad un boschetto
la tardona e il bacchettone
annaspando in confusione
disquisivano severi
di coscienza e di misteri.
"La coscienza (quella altrui)
non può essere più nera
oh che grami tempi bui
di mattina già fa sera"
sentenziava il finto saggio
mentre all'ombra del meriggio
gli ammiccava la tardona:
"Ch'io non sia stata battona
qui lo sa l'abete e il faggio!
dài la mano, sù, coraggio
metti il dito nel mio archetto
così giungi per davvero
dritto al centro del mistero".

 

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0 recensioni:

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17 commenti:

  • Don Pompeo Mongiello il 22/11/2011 16:42
    Molto piaciuta ed apprezzata questa tua tanto bella!
  • rainalda torresini il 18/03/2009 23:17
    filastrocca di difficile interpretazione. Da leggere più volte per capirne la profondità, tranne nell'ultima parte dove, se non erro, il significato è molto chiaro...
    Bravo!
  • augusto villa il 15/03/2009 18:09
    Divertente... e a voler guardare... profonda.
  • loretta margherita citarei il 01/03/2009 09:08
    simpatica e piena di verità complimenti
  • Anonimo il 26/02/2009 21:12
    Ogni parola che tenti di commentare la poesia sarebbe inutile!
  • Nicola Saracino il 26/02/2009 17:23
    Per Sophie:
  • Nicola Saracino il 26/02/2009 17:21
    Per ES.: devo dire che è una chiave di lettura così vera ed appassionante, che vorrei risponderti: "cercala nuovamente"...
    Per Marta: ottima intuizione...
    Per Riccardo: "mahsidaiseicarino!" (stabiliamola come forma di saluto tra di noi...)
    Nicola
  • Anonimo il 26/02/2009 17:08
    chi sia il saggio fra i due protagonisti è tutto da vedre!!! complimenti Nicola... davvero molto bella.
  • Anonimo il 26/02/2009 16:49
    (Ringrazio la persona che ha riportato in italiano la nota seguente… )

    "di mattina già fa sera": è questo il punto di snodo di tutta la filastrocca. Da un primo angolo di osservazione, questo verso porta con se ogni possibile invito ad interpretare la metafisica della coppia tardona-bacchettone, modello di ogni epoca. Qui però interviene anche l'intreccio di mistero e coscienza con l'ambiente circostante, intercettato nella sua straordinarietà e, dato che il "bacchettone" non vede la luce (è sera anche al mattino), siamo portati a spostarci in un secondo angolo di osservazione, cioè quello del rispecchiarsi nella sofferenza del tempo nero, spostamento della sua coscienza in quella degli altri.
    Nella realtà però i due si trovano "all'ombra del meriggio", in un tempo sospeso e un'ambientazione reale che non è mattino né sera, fuori da quel buio che ha sostituito la luce del mattino (peraltro completamente preclusa ai due, sia dal loro stesso punto di vista che da quello dell'autore).

    La tardona è completamente se stessa ed è indispensabile alla completezza della coppia, nella quale ognuno ha bisogno dell'altro. Con l'apparire della loro fisicità e dell'elemento di azione ("metti il dito nel mio archetto", si definisce anche la scena (faggi e abeti chiamati a testimoni) e quindi il blocco reale dove prendono forza tutti i simbolismi.
    Comunque, tutta la composizione è attraversata dalla dominanza del verso "di mattina si fa sera", che si pone sino in fondo come l'unica chiave di lettura, anche alla luce di un'altra frase dell'autore, di respiro universale: "Il tempo è l'unico a non passare".

    P. S. Nicola, è questa la chiave di lettura o devo cercarla nuovamente?
  • Marta Niero il 25/02/2009 23:44
    CARO NICO
    più la leggo e più mi piace
    simpatica, ironica, scanzonata e con piccole perle di riflessione
    si sa... bacchettoni e tardone sono categorie pericolosissimeee...
    bacioni
    "di mattina già fa sera": ottima
    M
  • Riccardo Brumana il 25/02/2009 22:44
    mah... si dai, è carina.
  • Nicola Saracino il 25/02/2009 13:28
    Cari commentatori, sono lieto che abbiate trovato stimolante l'accostamento fra i due soggetti. Vuol dire che trovate stimolante il mondo che vi circonda, oltre alle parole che lo rivelano! Anche il solo interesse è sempre gradito, al pari delle felici intuizioni interpretative. Nicola
  • Giuseppe ABBAMONTE il 25/02/2009 06:43
    Nicola
    ispirato e ironico. Mai coppia poteva essere meglio assortita. Il bacchettone, che disquisisce sulle altrui coscienze mentre la tardona, non battona, cerca di circuirlo, per portarlo dritto al centro del mistero (qualcuno direbbe, all'origine del mondo).
    Scanzonata e graqdevole parodia, da leggere e rileggere, per conglierne tutti gli aspetti. Specie quelli, un po' più amari, seminati qua e là tra le righe perchè le nostre coscienze li colgano e ci spingano a tenerci lontani da ogni forma di ipocrisia.
    Infine: l'atmosfera bucolica, il boschetto nel meriggio, a mio avviso, ti si addice perfettamente. Da autentico ruspante.
    Un abbraccio
    Giuseppe
  • Fabio Mancini il 24/02/2009 22:14
    Carinissima! E per un certo verso geniale! Un saluto, Fabio.
  • Vincenzo Capitanucci il 24/02/2009 18:57
    Tra filosofia e realtà... molto bella... arguta e fine... Nicola... in chiave di Tommaso...

    Se non tocco... non riesco a croncretizzare... il centro del mistero... bisogna darci da fare... e non è cosi facile... dobbiamo trovare la forza e la saggezza della Tardona-battona... ma dorme... anche se un po' meno di noi... e non facile svegliarla...
  • cesare righi il 24/02/2009 17:56
    carinissima, allegra e spensierata, mi piace
  • Anonimo il 24/02/2009 16:57
    Bella coppia!
    Piaciuta
    Contessa Lara

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