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Monte senza nome

Dalla cima del monte senza nome,
ché un nome gli è stato risparmiato,
scolpisco l’opera della mia esistenza:
almeno in parte...
Ho capito e non ho capito
come l’artigiano che ha dieci figli,
con un lavoro mal retribuito,
vorrebbe, la sera, il sangue che ha versato
rimetterlo al suo posto
fare l’amore guardando nella moglie
quell’unico amore che ha sposato...
Come il falco dalla spezzata ala
aspettare la volpe per l’ultima battaglia
e morire all'oscuro d’aver vinto...
Non vedo luce nel sole che m’acceca:
solo te, granitica silhouette della memoria;
mi abbagli, te ne vai eppure resti.
Sono questi quei fiori che mangiammo
nei prati della nostra gioventù;
Ecco perché mai più udrai lamenti...
Anche se li trasformerai in omaggi
per seguire la corrente senza stare in coda.
Anche se sai che il feretro bugiardo
cadaveri non serba.
Diverranno frutti d’una attesa
mangiandone uno
per il tuo quotidiano passo a ritroso?
Può darsi, tu non mi stupisci
e mai mi stupirai nello stupirmi.
Se dovessi cadere un’altra volta,
prendi il bastone, quello di ciliegio
e fanne privilegio solo tu.
Tienilo stretto per incamminarti
pian piano, senza farti male
in quel sentiero del monte senza nome;
se mai mi troverai al nostro posto,
guardati intorno e togli quei sassi,
scopri il mio corpo predatore
di sé stesso ma anche di te,
senza paura di espormi al sole
insieme al nostro amore devastato
da un errore dalle spore velenose,
per scacciar via la lunga solitudine
che, tutto sommato, non si può misurare.
Otto parole scandisce l’imbrunire:
quelle parole... e tu ridevi sempre...
Tinta che non sbiadisce
riccioli senza fine.

 

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