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Terra lontana

In silenzio piangendo
t'ho evocato
e tu apparisti,
come in un miraggio
col cielo azzurro
e il piccolo villaggio
della mia infanzia;
e mi apparisti ancora
con il lido, sovente frequentato:
era sereno il mare;
spiegate eran le vele
che andavano leggere,
leggere incontro al sole.
Poi ti rividi ancora
nei tuoi prati,
tappezzati di viole
e nei giardini, ove ristora il cuore
l'essenza dell'arancio.
«O Terra, o Patria mia» stavo per dirti,
ma mi fermasti tu: «Alt bambina;
non mi hai amato abbastanza:
tu sei fuggita, tu sei andata via,
molto lontano, eppure...
Ti perdono. »
«Si, è vero, » replicai, «molto lontano
ma non volevo:
il tempo mi travolse;
mi portò nel suo antro
dove i giorni
passan veloci e
inesorabilmente.
Il tempo mi travolse
e mi feriva il fato;
mi chiusi dentro un guscio...

Le poche volte che son ritornata,
per pochi giorni,
onde vederti, terra,
nessuno, sai, mi ha più riconosciuta
ho sofferto il silenzio
dell'ignota.
Ma quel che importa
è ritornar fanciulla,
almeno per un poco;
abbandonarmi alla fragranza nota
del tuo abbraccio.
Ma quel che importa,
dolce terra mia,
è che tu oggi,
mi abbia perdonato. »

 

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3 commenti:

  • Anonimo il 19/04/2009 22:50
    parole vetuste e desuete...
  • loretta margherita citarei il 19/04/2009 21:53
    piaciuta
  • lupoalato maria cannavacciuolo il 19/04/2009 21:35
    bella l'idea che hai avuto ti parlare di una terra come se fosse una persona cosi hai reso l'entità dell'amore che si prova uno con l'altro come due amanti
    brava!

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