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Le Parche

Delle tre inflessibili dee,
non temo Cloto,
intenta a filare
lo stame della vita,
ne Atropo
che l'esile filo
taglia.
Vita e morte si compensano.
Ma di Lachesi
ho timore,
quando agli uomini
da quello che gli spetta in sorte
e molte volte si diverte
a mutarne il destino.

 

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7 commenti:

  • Donato Delfin8 il 11/05/2009 11:45
    bella
  • Luigia R. T. il 08/05/2009 22:20
    Coraggio e paura, sfida e impotenza, si intrecciano nel componimento a significare, infine, che non teniamo in mano il bandolo della nostra vita... e che, anzi, il nostro è un "esistere per caso".
    Bella ma... molto amara!
    Luigia
  • Anonimo il 08/05/2009 21:48
    Bella bella!
  • cesare righi il 08/05/2009 14:23
    "se una persona commette un atto buono o malvagio, essa stessa diventa erede di quell’azione"????
    LETTA CON MOLTO PIACERE
  • Fabio Forlivesi il 08/05/2009 14:11
    Nonostante io sia legato indissolubilmente (vedrò se riesco a smettere) a metrica e rime ho apprezzato il tuo componimento. In particolar modo la riflessione sul temere maggiormente il proprio destino della morte stessa. Ma poi nella vita vera è proprio così? Non è forse più facile opporsi al destino che alla morte... e quindi temere la cosa più difficilemte controllabile?
  • Fernando Biondi il 08/05/2009 14:01
    non si può controllare il proprio destino, però come mai a volte lui si accanisce contro di noi? un abbraccio fernando
  • Vincenzo Capitanucci il 08/05/2009 13:51
    Più Là-che-si... c'è d'aver timore... non per la quantità... ma per la qualità di vita... che l'uomo... che vuol essere padrone del suo Fato... propone..

    Bellissima Loretta... che sorte...

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