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Poesia 2/2/2003

Eri bellissima, piccolina e sveglissima.
Chiacchierona, veloce gattonavi borbottando,
io ti guardavo e tu mi sorridevi tutto intorno osservando.
Tua madre ti coccolava di te fierissima,
ma se la pappa non mangiavi o dormire non volevi
erano guai non per te ma per me che guardare mi doleva.
Guardarla che fatica! Tu capire non potevi.
Irosa ti urlava sbuffando, e anche i denti digrignava.
La tua dolce dittatrice tutto fa e tutto dice
ma nulla ascolta se il tuo papà le dice.
Non la puoi contraddire
se le sue lagnose ire non vuoi sentire.
Forse è contenta oggi di tutta per sé averti,
tanti umiliamenti e disprezzamenti che io potei perdèrti.
Chissà se il dubbio di rado la prende
o quando nel sonno i sensi perde, che cosa crede.
Di certo tutto avvenne perché di carattere ostinato lei era, abbi fede,
infatti contro ogni mio parere sempre quasi lei si offende.
Ma quando era lei a profferir parere,
guai a me osare un diverso argomento voler vedere.
Incredibile per me accettare anche che di questa storia
io sia per sempre a dover sopportare di lei una tale boria.
Preferirei piuttosto morir o farne tale, ma invece nell'oblìo
posso solo sperare, così tanto come di te, il muto perdurar disìo
di amore, come un brusìo.

 

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