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A lucciola e er mulo

“Ma lo vedi si che sei? ”
rintuzzava a lucciola ar poro mulo.
“Ogni sera drento a la stalla,
collo chino e panza calla”.

“Somaro a tribolà de giorno,
levato er gioco te se leveno de torno.
Niscosto drento a sta baracca,
la notte a zampe ne la cacca”.

“Guarda a me! Padrona de la scena.
Nissuno me comanna.
Nun c’ho chi me chiude, ne chi me ce manna. ”

“ Brillarella come na stella,
giro e arigiro ‘n libertà,
volo, sbrilluccico, guardamme è felicità”.

Spazientito de sta filastroppia,
je sorise er mulo. “Amica mia lucciola!
P’esse così a te t’hanno fatto er culo”.

 

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