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l'Uno

Entità: partiture scandiscono il tempo,
pietre d’un rosario ch’è quieto rapporto;
rattenute, da fotogrammi di giunco
d’eterno istantaneo.

L’infanzia è un verde d’arbusti
diverso dal virtuale di ieri.
Proiezioni dell’io: riverberi di centrifugo prisma:
uomo.

Rivolgiti indietro e l’altro contempla che tu più non sei.
Osserva straniato il brandello di cosmo presunto,
d’unità concentrica e falsa:
sei tu.
Sei tu a viver d’un Sacro che tacito osserva,
più non trovato.
Cercato, nel fondo di domani ipotetici,
cunicoli d’ombre di demoni astrali che gli altri
al te stesso di oggi involano truci.
È il tuo (suo) destino- e non adombra sorrisi-
morire d’istanti nel mutismo del dio
dai sensi sopiti e gli occhi sdruciti-
pendule palpebre i gigli lambenti
di collo sidereo.

Morire ogni sempre dai riverberi ucciso dell’io;
il prisma prilla indefesso, al rantolo insino
ch’è spegnersi stanco.
Resta, che cosa?
Il brivido, è detto, di rotante follia.
Rinvenite ora il senso nel viaggio,
dimenticate, voi- così lineare-
la meta-
od il suo spettro di carni ed umori

 

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 01/08/2013 13:33
    splenda poesia.. complimenti

4 commenti:

  • alberto accorsi il 22/09/2010 13:12
    Il verso"il prisma prilla indefesso, al rantolo insino ch'è spegnersi stanco."lo trovo sublime. Il resto magnificente. Peccato che non ci capisca un accidente!
  • alberto accorsi il 22/09/2010 13:09
    "Il prisma prilla indefesso, al rantolo insino ch'è spegnersi stanco"lo trovo sublime.
    Il resto magnificente. Peccato che non ci abbia capito un accidente!
  • Anonimo il 24/11/2009 22:27
    Continui ancora scrivere? Mi piace molto questa tua poesia. Spero di poter leggere altre cose tue
  • Vincenzo Capitanucci il 19/07/2009 05:53
    Molto bella... Alessandra... l'Uno.. sempre infante... ucciso dall' io...

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