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MORSO DI FINE ESTATE

L’immenso peso della storia
sulle spalle della sera, homonculus.
Le prime stelle sembrano annunciare
giorni migliori tra le dune del deserto
nella forza nell’eros s’eleva immemore l’eroe di mille battaglie.
Su via pigliamoci nu bello caffè..
Ma tu fammi capire veramente ti credi
d’essere superman?
Tra i viluppi canori s’ode la cinciallegra
In molti la rincorrono speriamo non l’ammazzi nessuno.
La comara gonfia di superbia e d’invidia per quello che hai di caro il canto del menestrello di ritorno da lontane terre.
Ho lavurato onestamente per tre anni
nelle miniere di carbone in Belgio.
Che vita cumpare!!!
La pioggia bagna ogni cosa gli usati vestimenti
le parole gioiose nate ad incantare l’animo beato.
“Chesta politica signore
mio caro è tutto n’imbroglio”
Il sogno della sera con le sue nere nubi spinte dal vento
celano il mistero dell’esistenza il dialogo segreto
tra l’innocenza, la malattia il declinare d’una stagione
il maturarsi dei suoi frutti.
Percorrendo campagne annusando
il profumo della madre terra.
Il pensiero lasso obliquo su mille ragionamenti vaghi
sul significato d’ essere un nulla o un tutto in un concetto
distratto spettatore d’una tragedia all’ombra d’un cedro.

(Umbrarum hic locus est, somni
noctisque soporae corpora viva
nefas stygia vectare carina.)

Udire il rombo dei cannoni, il canto delle baionette
fuggire combattere tutto diviene simile all’acqua
d’ un fiume che scende verso valle trascinando
seco il cadavere di questa poesia maturata al sole
d’agosto rimasta al caldo sotto una coperta di stelle.

 

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