Inseguo l’ombra dell’anima randagia,
vaga nel prato dei verdi ricordi…
e giunge nel viale delle more,
il loro colore ombroso ma brillante,
riempie i miei occhi estasiati,
le loro forme rigonfie del nettare dolciastro,
disseta la mia bocca e nutre l’emozione.
Odo l’eco del vento, le sue note ancestrali,
frenano il caos del battito ingabbiato,
plasma le mie forme selvagge
e smussa gli angoli calcificati
del mio cuore di fango.
Qui…il profumo della natura mi assomiglia,
s’appiccica alla mia pelle ambrata,
ricordandomi che sono sua figlia,
sbrogliando le mie catene e riconsegnandomi
al suo utero azzurro.
Solitaria con in mano le fantasie celesti,
assorbo l’incantesimo e mi smarrisco,
dinanzi all’amplesso di due variopinte farfalle
e al corteggiamento di due libellule innamorate,
mi sistemo al centro della loro eccitante danza
e ne mimo i movimenti,
sento un brivido stuprare le ragioni…
Finalmente sono a casa.
Eccoli, i miei antichi nascondigli,
dove sono stati custoditi in segreto,
i miei canti arditi, elevati al sole, alla luna e alle stelle,
compagne delle mie fughe,
così come sono state conservate sospese nel tempo,
le mie danze libere, sul letto del fiume,
mentre la trasparente acqua, scorreva e scriveva,
sul corpo eccitato la passione,
sorseggiata e degustata…
nel viale delle more.