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Coscienza insonne

Pensavo di aver dimenticato.
Pulviscolo divenuto montagna,
deturpi la mia anima e fuori
il caldo squaglia carrozzerie e suole.

I fiori non appassiscono più.

Qui aspetto.
Barricata sotto una bandiera.
È un forte di legno, sopra una
scogliera svettante e inespressiva.

Quel promontorio perlato
L’ho visto io e l’ho sentito.
L’hai visto tu, la sera
affaticato.

L’avranno visto tutti,
che corrono a vivere lontano.

Ma devo fare finta che no,
nessuno se n’è accorto.
Perché è facile strapparsi il fiato, più di così.

Questo dolore non è niente,
potevano esserci gli scarafaggi a
camminarci addosso,
potevamo avere un bel niente da fare,
potevamo non farci ispirare dalla strada.
E adesso sull’asfalto liquefatto
cammina brontolona la nostra utilitaria.
Forse sei già qui, angolo di sole e prato,
forse sei più vivo che mai e batti piano piano,
nel buio della pappa galleggiante.

Ma noi no, noi non ti vogliamo.
Ti prendiamo come se facessi l’autostop,
io ti cerco lui no.
Lui cerca le note, sempre
Mentre faccio la doccia e parlo sopra lo scrosciare.

Perché non andiamo a dormire?
A sdraiare queste membra molli e stagionate
Ad appoggiare un capo già chino.
Un cielo di prugna,
noi tra le pareti della notte.

Questa mattina come allora c’è la torta della mamma,
quella nera, con il pane e il latte,
che lascia il suo odore di occhi grandi.

 

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